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Pronti per la rivoluzione elettrica, anche in Italia

13.6.2019
Pronti per la rivoluzione elettrica, anche in Italia

In un'intervista alla testata Prima Comunicazione, Massimo Nordio, AD di Volkswagen Group Italia, parla delle prospettive e degli obiettivi del Gruppo in termini di mobilità elettrica.

La chiave della rivoluzione sta nella decodificazione dell'acronimo ID.3. Dove 'I' sta per Intelligent, 'D' per design e il numero 3 ha un doppio significato: l’indicazione del segmento di mercato - quello delle compatte, più conosciuto come segmento 'C' - e l'allusione all'inizio del terzo capitolo della storia dopo il Maggiolino e la Golf, quello della Volkswagen elettrica. "L'auto elettrica per milioni di clienti, non per pochi milionari", per dirla con Massimo Nordio, amministratore delegato di Volkswagen Group Italia.

Il gigante di Wolfsburg, cicatrizzate le ferite dello scandalo Dieselgate, è pronto per la più grande scommessa produttiva e di mercato della sua storia. Una svolta epocale che riguarderà tutti i brand mass market del gruppo e che entro il 2025 dovrebbe portare alla vendita di un milione di veicoli elettrici per il Gruppo Volkswagen e nel 2040 alla produzione dell'ultima macchina spinta da un motore endotermico, benzina o diesel. Una svolta e una sfida globale, che vedrà competere tutti i grandi player dell'automotive e per la quale sono in corso grandi manovre e grandi alleanze, come la fusione in vista fra il gruppo Fca e il gruppo Renault, che porterà alla nascita del terzo costruttore di auto mondiale o addirittura del primo, se i giapponesi di Nissan e Mitsubishi accetteranno di farne parte.

Per affrontare questo ciclopico turnaround i tedeschi hanno messo in campo risorse enormi - due miliardi soltanto per il nuovo stabilimento di celle batteria a Salzgitter e per la fabbrica multibrand di Zwickau - e messo in moto una specie di rivoluzione culturale che parte dal cambio di mindset nelle aziende e che tocca dal management agli uscieri - puntando a trasferire lo spirito della rivoluzione elettrica ai clienti, ai mercati e alle istituzioni. In Germania la conversione all'elettrico è stata condivisa e metabolizzata, a gradi diversi, da tutti i grandi player (oltre a Volkswagen, Daimler, Bmw e Ford), ma è da Volkswagen che parte il volume di fuoco più imponente.

Vuoi per le dimensioni del gruppo, che con Toyota lo pongono al vertice della produzione mondiale, vuoi per la vocazione generalista del brand Volkswagen e, infine, vuoi per la volontà di voltare pagina dopo il duro impatto reputazionale del Dieselgate, il colosso di Wolfsburg sembra essersi preso in carico l'evangelizzazione elettrica di clienti, mercati e istituzioni. Cambiando in profondità anche stile e approccio nella comunicazione. Mossa che si traduce in una strategia che ribalta tradizioni e liturgie consolidate da decenni. Per la ID.3 la macchina promozionale si è mossa un anno prima dell'arrivo sul mercato. Lo slogan è d’impronta obamiana: 'Now you can'. Il capo del marketing del brand Volkswagen, Jochen Sengpiehl, ha annunciato investimenti per decine di milioni di euro. Primo momento clou la finale della Coppa di Germania in programma il 25 maggio a Berlino. Volkswagen ha comprato il 50% degli spazi di affissione della capitale tedesca per occuparli con l’eManifesto 'Volkswagen ID., just electric'.

Come biglietto da visita della sua nuova anima elettrica, Volkswagen ha usato massicciamente la presentazione dei prototipi in tutte le occasioni utili. Operazione mai vista in precedenza a un anno o più prima della produzione. Volkswagen ne ha messi in mostra ben 6 per la nuova serie ID: oltre alla ID.3, che in prospettiva prenderà il posto della Golf, ecco il suv medio ID.Crozz, il suv di grande taglia ID.Roomzz, il van ID.Buzz, la ID.Buggy e la berlina di grande taglia ID.Vizzion, che sostituirà la Passat. Di più. In previsione del lancio della ID.3 al prossimo salone di Francoforte, a settembre - e al principio delle consegne all’inizio del 2020 - Volkswagen ha messo in campo una campagna digital di promozione e, soprattutto, un'iniziativa senza precedenti: un prebooking di 30mila esemplari per i clienti europei. Dall’8 maggio è infatti possibile ordinare, al buio, la nuova Vw elettrica versando mille euro di caparra. In caso di ripensamenti la somma verrà restituita. Al 15 maggio le prenotazioni erano già 15mila.

Chi prenota in anticipo avrà un anno di ricariche 'alla spina' gratis e otterrà una versione speciale della ID.3, la ‘1st’, dotata di allestimenti esclusivi e di un'autonomia di 420 chilometri, intermedia fra le tre opzioni in cui verrà offerta la vettura di serie, che sarà posta in vendita con un range di prezzo da poco meno di 30mila a 40mila euro.

Per il 2020 gli obiettivi del brand Volkswagen in Italia sono di piazzare alcune migliaia di ID.3 e ID.Crozz, i primi due modelli in vendita della nuova generazione. L'incognita riguarda le reazioni di un mercato nazionale complessivamente in regressione ma, soprattutto, il superamento di una diffidenza verso l’elettrico che per il momento non sembra scalfita. In Italia di auto alla spina, nonostante gli incentivi del governo, se ne vendono ancora poche: a marzo di quest'anno poco più di 500, pari allo 0,32% del mercato. Ma il numero uno di Volkswagen Group Italia, Massimo Nordio, e il Direttore Marketing Volkswagen Italia, Fabio Di Giuseppe, ostentano ottimismo. Temperato da una corposa dose di pazienza.

Dottor Nordio, gli italiani non sembrano ancora conquistati dalla rivoluzione della mobilità elettrica. C'è un velo di incredulità che sembra resistere anche alle sirene degli incentivi. Non temete di fare un passo troppo azzardato?

Massimo Nordio - C'è un'incredulità che deriva da cattiva o mancata informazione. Per questo abbiamo creato una serie di strumenti per costruire una maggiore consapevolezza. L’elettrico è una strada obbligata. Ma io credo che in breve tempo ci arriveremo, con la collaborazione di tutti: dai costruttori alle istituzioni.

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Massimo Nordio, Amministratore Delegato Volkswagen Group Italia

Oggi Volkswagen è il gruppo che più sta investendo sulla conversione alla propulsione elettrica. Ma quanto ha pesato in questa scelta la crisi del Dieselgate?

M. Nordio - Vorrei sfatare una credenza. Non stiamo sostenendo l'elettrico per farci perdonare la crisi del Dieselgate. Sulla conversione all’elettrico il gruppo lavora dal 2015 prima dello scoppio di quella crisi. Diciamo che il Dieselgate ha accelerato questo processo che era già iniziato e che ci sarebbe stato comunque. Siamo un gruppo così solido e dotato di risorse da avere assorbito anche le pesanti multe subite in conseguenza del Dieselgate. Al punto da aver significativamente aumentato gli investimenti per la transizione all’elettrico. Quando si annuncia un miliardo di spesa per la realizzazione di uno stabilimento di celle batteria, non si possono avere dubbi sulla convinzione con cui si sta affrontando la svolta. E ovviamente, dal punto di vista italiano, tutto questo non può che farci piacere.

Non crede che fra le ragioni di diffidenza verso l'auto elettrica ci sia, almeno in Italia, la preoccupazione di una rete di ricarica ancora insufficiente? Posso comprarmi l'auto più innovativa, pulita ed efficiente del mondo, ma se non posso partire per il weekend senza l'incubo di trovarmi per strada con le pile scariche, che me ne faccio?

M. Nordio - Credo che tutta questa preoccupazione sia sovrastimata. Certo, se ho un'auto elettrica che ha 10 chilometri di autonomia avrò bisogno una colonnina di ricarica a ogni angolo. Ma già oggi non è più così. La nuova generazione di auto elettriche avrà la stessa autonomia delle auto a benzina. Le nostre ID. nascono così. E si migliorerà ancora.

La ID.3 è la prima auto che Vw sforna su una piattaforma dedicata, la MEB. Non un'auto tradizionale adattata all’elettrico. La differenza si vedrà nettamente: la ID.3 avrà uno spazio interno molto maggiore di quello di una Golf, perché non ha l'ingombro del motore. Il progetto ha messo al centro i tre fattori cruciali di questa rivoluzione: l'autonomia, i tempi di ricarica e il prezzo. E poi le infrastrutture stanno adeguandosi. C'è il lavoro che fa Enel X, che credo sia arrivata a 10mila punti di ricarica sul territorio, e ci sono i consorzi come Ionity, a cui partecipiamo.

Cos'è Ionity?

Fabio Di Giuseppe – È un consorzio che sviluppa una rete di punti di ricarica ultra veloci, con potenze fino a 125 kilowatt. Oltre al Gruppo Volkswagen ci sono Bmw, Daimler-Benz e Ford. Ne sono previsti 400 in Europa, di cui 40 in Italia. Poi avremo punti di ricarica fast in tutti i concessionari Volkswagen in Italia e, inoltre, ci sarà la app 'We Charge' che permetterà di sapere dov'è la colonnina più vicina, e quanto costa, e che consentirà di prenotare il pieno di energia. Quando il sistema sarà maturo si pagherà direttamente con l'auto: le ID. sono carte di credito con le ruote.

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Fabio Di Giuseppe, Direttore Marketing Italia del brand Volkswagen

Per la campagna di prelancio della 3 avete prodotto una serie di corti caricati su YouTube che mostrano dei giovani testimonial che parlano di se stessi e delle loro ispirazioni. E poco o nulla dell'auto. Perché?

F. Di Giuseppe - Un cambio nella strategia di comunicazione. Per la nuova ID.3 abbiamo scelto di mettere in primo piano il cliente, le persone, il loro stile di vita e la sintonia con la rivoluzione elettrica. È una comunicazione molto pulita. È come dire: questa macchina l'abbiamo progettata e realizzata pensando a voi.

Quanto pesa il dato culturale in questa mutazione identitaria dell'auto e del suo uso?

M. Nordio - Pesa moltissimo. Ma i primi che devono essere pronti per il nuovo mindset imposto dalla rivoluzione elettrica siamo noi. È un cambio di paradigma che investe l'organizzazione aziendale e la nostra politica commerciale. Che cambia anche i concetti di vendita e di assistenza. Stiamo diventando un fornitore di servizi di mobilità e dobbiamo padroneggiare il processo. Per esempio nello sharing, che continuerà a svilupparsi e diventerà una delle modalità più utilizzate negli spostamenti urbani.

F. Di Giuseppe - II cambio di mentalità nella comunicazione è evidente: di solito arriva la nuova auto e poi si parte con la comunicazione. Nel caso della ID.3 il percorso è stato contrario. Due anni fa siamo partiti con MoDo, un sito sull'innovazione della propulsione elettrica e sulla guida autonoma. Da quel sito è nato lo ID.Hub online, un luogo dove si trovano risposte a tutte le domande sul prodotto e sulla mobilità elettrica, attivo già oggi ben prima che la macchina sia disponibile al pubblico.

M. Nordio - Abbiamo iniziato ad asfaltare la strada verso l'elettrico.

Lavoro che dovrebbero fare anche altri soggetti: le istituzioni, i player della produzione e della distribuzione dell'energia.

M. Nordio - Abbiamo partnership con i provider. Con Enel X, in particolare. E con le istituzioni, per esempio con il Comune di Verona, che è anche la nostra città. Qui si stanno sperimentando le ricariche sui pali della luce. E con grande successo. Sempre a Verona diamo in regalo una wall box per la ricarica domestica a chiunque compri un veicolo elettrico, di qualsiasi marca. Siamo fra i soci fondatori di MOTUS-E, un'associazione che mette insieme industria, università, ricerca, assicurazioni e player dell'energia per promuovere la mobilità elettrica. Ogni Paese ha una situazione diversa e non nascondo che il nostro non è il Paese più facile. Ma ci stiamo muovendo a 360 gradi e continueremo a farlo. Non pretendiamo che da domani tutti vadano con l'auto elettrica. Però crediamo che il movimento sia irreversibile.

C'è anche il tema di attrezzare il sistema per le ricariche domestiche. In teoria le nuove auto elettriche andranno ricaricate, per lo più, nei box, nei cortili di casa e nei garage aziendali.

F. Di Giuseppe - Per questo abbiamo dato vita al brand Elli, acronimo di Electric Life, un servizio che offre tariffe e wall box per le infrastrutture private. Con la possibilità che le auto in ricarica funzionino anche come magazzini di energia, in grado di cederla alla rete in caso di necessità. Elli venderà energia proveniente soltanto da fonti al 100% rinnovabili.

Che obiettivi avete per l'Italia?

F. Di Giuseppe - L'obiettivo generale arrivare per tutti i veicoli elettrici della piattaforma MEB, al 10% del mercato nell'arco temporale 2010-25. Il board ha fissato l'obiettivo di un milione di auto elettriche nel 2025. Per l'Italia ci aspettiamo qualche migliaio di ID.3 nel 2020. Naturalmente, nel frattempo, si va avanti anche con la gamma tradizionale, spinta da motori endotermici. È in arrivo la nuova Golf 8, che avrà una serie di contenuti innovativi molto importanti. Per esempio, avremo una versione mild hybrid, con una batteria da 48 volt, per abbattere i consumi e le emissioni.

Non è un po' contraddittorio mantenere due gamme di prodotto? Il cliente potrebbe dedurne che, in fondo, non credete davvero che l'elettrico sarà il futuro. A quel punto meglio puntare sulla vecchia e affidabile Golf.

F. Di Giuseppe – È ovvio che vogliamo vendere ancora tantissime Polo, Golf e Passat, però la scelta di fondo è presa. Il board di Volkswagen Group ha annunciato che nel 2050 saremo CO2 neutral, sia per quanto riguarda l'offerta di prodotto sia per quanto riguarda i cicli produttivi. Questo significa che produrremo l'ultima auto a combustione interna, benzina, diesel o a gas, nel 2040. La strada è tracciata e non si torna indietro.

 

Intervista di Ivan Berni